Il Dono della Terapia

 

Cosa accade all’interno dello studio di uno psicologo? Quali sono i pensieri e le emozioni, non del paziente, ma del terapeuta rispetto al processo terapeutico?
In questo libro Irvin Yalom, molto generosamente (come si addice a un dono, appunto), offre al lettore le sue preziose riflessioni maturate in decenni di attività clinica.
Molti sono gli spunti che ho apprezzato, ma uno mi ha colpito in modo particolare: “l’autosvelamento”, ovvero il potere positivo che certe rivelazioni della vita privata del terapeuta hanno sul paziente.

Altro elemento che merita di essere menzionato per sfatare il mito dello psicologo che ascoltando i problemi degli altri finisce per esserne schiacciato, è la testimonianza di Yalom che riferisce di sentirsi addirittura meglio – e non peggio -dopo una seduta.
Certamente il rischio di “burn out” nelle professioni d’aiuto è più che reale, ma finora, per mia esperienza personale sono contento di poter sottoscrivere appieno le parole di Yalom. Infatti, posso confermare che mi capita abitualmente di uscire dallo studio con l’umore più alto rispetto a come ci sono entrato. Alcune volte, addirittura, mi è capitato che dopo i primi 10 minuti di seduta mi passasse persino il mal di testa!
Credo che questo effetto positivo dipenda dalla piacevole sensazione di essere utili agli altri, ma anche dallo spostare l’attenzione all’esterno.
Quindi a beneficiare del dono della terapia non è solo il paziente, ma lo stesso terapeuta.

Infine, tra le tante rivelazioni che ci dona, Yalom confessa che a volte gli capita di non dire che è uno psicologo, per evitare che qualche sconosciuto abusi della sua gentilezza raccontandogli i propri problemi magari in fila al supermercato. E anche questo, devo ammettere, mi è capitato! Solitamente dico di essere uno scrittore, che poi è solo una mezza bugia!  🙂

In conclusione, il libro mi è molto piaciuto. Un’unica nota negativa, però del tutto soggettiva: personalmente non ho apprezzato molto la brevità dei capitoletti, in media 4-5 pagine ciascuno. In molte occasioni sentivo che avrei voluto andare oltre, e che avrei apprezzato dei discorsi dal respiro più ampio. Ma immagino che invece alcuni di voi possano trovare proprio la brevità un elemento positivo.
Impagabile invece la generosità con cui Yalom si concede, e la sensazione di intimità con cui è scritto il libro: in alcuni momenti sembra proprio che Yalom sia seduto proprio lì accanto, a raccontarsi, mentre magari beve un bel bicchiere di vino rosso – non so se gli piace il vino, ma io lo immaginavo così  🙂

Insomma: se siete curiosi di sbirciare all’interno della “stanza dei segreti”, questo libro fa decisamente al caso vostro.
Se invece lo avete già letto, mi piacerebbe conoscere le vostre impressioni.
Buona lettura a tutti. Adesso scappo in studio che ho un leggero mal di testa!

 

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