Psycho-politik 2: psicopatologia della mente politica

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«Non ricordo esattamente che cosa dissi, ma resto di quell’idea. Qualunque fosse» (Mitt Romney, Candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, durante una conferenza stampa del 17-05-2012)

I paraocchi della mente

Avete mai notato che un politico raramente cambia idea, e che quando lo fa gli viene rinfacciato dai suoi oppositori? La politica è uno dei pochi ambiti in cui cambiare idea è sintomo di debolezza. Cambiare idea non viene visto come il frutto di una riflessione, ma come un tradimento, una contraddizione con quanto precedentemente sostenuto. In politica un personaggio come Amleto sarebbe spacciato. Con i suoi dubbi, con la sua natura analitica, introspettiva, apparirebbe insicuro, goffo. Se lo mangerebbero in un boccone! In politica vincono i testardi.
Sarà il normale gioco delle parti, sarà un espediente dialettico, sarà una tecnica retorica, ma non può non stupire il modo in cui ciascun politico sostiene tenacemente la propria tesi – o meglio, la tesi del suo partito. Senza inabissarsi nel relativismo, basterebbe un po’ di buonsenso per rendersi conto che la sua visione è espressione di parte, di un partito politico appunto. Eppure, con i paraocchi come i cavalli, si ostinano imperterriti a ribadire la bontà del loro punto di vista, ciechi – forse per calcolo, forse per ottusità – alle ragioni altrui. Attraverso una comunicazione più o meno efficace fanno risaltare le argomentazioni che convaliderebbero la loro visione, ignorando gli elementi che la falsificano – non stupisce che la maggior parte dei politici siano avvocati.
Il buon vecchio Popper li prenderebbe a calci, statene certi.
Certo, la politica non è scienza. E il fine dei politici non è la ricerca della Verità; ma è piuttosto persuadere, convincere. Si potrebbe pensare che allora si tratti solo di retorica. Tuttavia io credo che quest’esercizio non sia privo di effetti sulla psiche, sulla capacità di giudizio. La testardaggine ha un prezzo…
Per comprendere meglio queste dinamiche faremo una breve incursione nella psicologia dell’infanzia (no, non sto scherzando!).

Questioni di sviluppo

Melanie Klein è stata una psicologa della prima ora. Austriaca come Freud, ha approfondito la psicologia infantile, trascurata dalla scuola freudiana. Sua è l’intuizione che il gioco rappresenti il modo attraverso il quale il bambino esprime i suoi contenuti mentali in maniera simbolica; e tutt’oggi l’analisi del gioco del bambino è uno strumento indispensabile per analizzarne le dinamiche interne. In pratica, nella psicologia kleiniana il gioco rappresenta per il bambino quello che il sogno rappresenta per l’adulto.
Ma torniamo alla politica. Far parte di un partito implica sostenere visioni di parte, non solo in parlamento, ma anche per un semplice scontro dialettico in tv, dove noi siamo i buoni e gli altri sono i cattivi. Questo in psicologia si chiama scissione . La teoria kleiniana parla di posizione schizoparanoide , dove oggetto buono e oggetto cattivo vengono scissi (schizo: dividere) e si teme (paranoia) che le parti cattive danneggino le parti buone. Il bambino divide il seno in seno buono (quello nutriente) e seno cattivo (quando il latte gli va di traverso); la madre in madre buona (quella presente, prodiga di coccole) e madre cattiva (quella che non arriva quando piange). In questa fase dello sviluppo il bambino, che non distingue ancora la realtà dalla fantasia, si scatena in fantasmatici attacchi alle parti cattive, con l’intento di distruggerle, annientarle.
La successiva fase di sviluppo è la posizione depressiva , dove il bambino realizza che le due parti sono in realtà un unico oggetto (non c’è un seno buono e uno cattivo, o una madre buona e una cattiva). L’aver quindi, assieme alle parti cattive, aggredito anche le parti buone (che adesso fanno parte di un unico oggetto) genera sensi di colpa e umore depresso. Per fronteggiare questi stati d’animo, il bambino produce fantasie riparatorie, cercando di ristabilire l’oggetto amato. Imparare a tollerare l’ambivalenza è il compito che il bambino si trova a dover affrontare durante il suo sviluppo.

Onorevole Paranoia

I nostri politici in effetti, aggredendo in continuazione la fazione opposta e denunciando persecuzioni e complotti da ogni dove, sembrerebbero ricalcare perfettamente la posizione schizoparanoide kleiniana.
Anche se attaccare la propria controparte è un esercizio e una pratica comune in politica, ritengo che alla lunga questa polarizzazione porti a una cecità mentale, a un impoverimento psicologico, a una rigidità di pensiero, dove non si è più capaci di vedere le ragioni degli altri. Accentuare le differenze, inasprire i conflitti, porta a odiare l’altro, e a temere ritorsioni.
Risulta evidente come in questo contesto espressioni come “critiche costruttive” o “cooperazione” appaiano come frutti avvelenati. Attribuire all’altro elementi negativi, dipingendolo come “cattivo”, implica che nulla di buono da lui può arrivarci. L’atteggiamento col quale ci accostiamo a lui è diffidenza, sospetto, timore, paura. Le sue proposte e il suo punto di vista appariranno non come una risorsa, qualcosa di cui fare tesoro, ma come qualcosa di minaccioso, avvelenato: qualcosa da cui difenderci.
In attesa che la classe dirigente prosegua il suo sviluppo psichico ci auguriamo di uscire quanto prima dalla posizione schizoparanoide per passare alla successiva fase depressiva.

P.S.: Se volete una mente sana, aperta, non parziale, lasciate perdere la politica.

by Dr. Davide Lo Presti

Autore dell’articolo: Dr. Davide Lo Presti – Psicologo

Ordine degli Psicologi della Toscana. Iscrizione all’Albo N°6319

Tel: 346. 76.48.810

email: davidelopresti@alice.it

www.psicologomontecatini.com

Riceve a Montecatini Terme (PT)

 

 

 

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