Abracadabra: parole magiche. Il potere delle parole

Abracadabra parole magiche. Il potere delle parole

C’è sentire e sentire…

La lingua inglese distingue tra “sentire” un suono o una parola e “sentire” un’emozione o un sentimento. Nel primo caso si usa “to ear”, nel  secondo “to feel”. In Italiano questa distinzione non esiste; forse perché il confine tra sentire una parola e sentire un’emozione è davvero molto labile. Ci sono parole che appena pronunciate ci fanno subito sentire un’emozione. Ad esempio, le parole “ti amo”. Quasi fossero parole magiche: appena le  sentiamo con l’orecchio immediatamente le sentiamo anche col cuore. Forte e chiaro.

Riscoprire le parole

Si sa, più usiamo qualcosa più questa si usura, perdendo le sue caratteristiche iniziali fino a diventare obsoleta e inutilizzabile. Così è accaduto anche per le parole. Forse usarle così tanto ci ha fatto dimenticare il loro fascino, la loro profondità, il loro potenziale magico, evocativo: il loro  mistero. Le parole andrebbero riscoperte, magari immergendoci per un po’ nel silenzio. Allora potremmo sentire tutto il loro peso e tutta la loro leggerezza; potremmo imparare ad usarle in maniera appropriata. Impareremmo a sceglierle con cura, a rispettarle, ad amarle.

Sfumature

I sinonimi sono per i superficiali. Non esistono sinonimi. Ogni parola è completamente diversa dall’altra, come i colori sono diversi fra loro. Nessuno si sognerebbe di dire che giallo è sinonimo di arancione, o verde bottiglia di verde petrolio. Sono colori diversi e suscitano emozioni diverse. Proprio come le parole: per quanto simili trasmettono messaggi diversi; e per quanto si tratti di semplici  “sfumature” di significato fanno sempre la differenza, perché creano profondità, contrasti, prospettive.

Pensare che le parole semplicemente si limitino a fotografare la realtà significa ignorare i filtri e le tecniche dell’arte fotografica. Le parole, proprio come la fotografia, non descrivono la realtà: la deformano. Le parole sono lo strumento attraverso il quale inventiamo il mondo. Attraverso le parole costruiamo una nostra versione della realtà, tessiamo una nostra trama personale di cui noi siamo i registi. Scriviamo i copioni ai nostri familiari o amici, e persino alle stelle (avete presente le costellazioni? In realtà sono raggruppamenti arbitrari di stelle a cui l’uomo ha dato un senso, raccontando intere cosmogonie, forse per sentire la notte meno immensa e fredda: le stelle possono spaventare)

Incantesimi

Le parole hanno con le cose un rapporto misterioso. Dire che le parole semplicemente indicano le cose è superficiale: non si tratta di etichette apposte sopra gli oggetti. Si tratta di parole magiche che danno agli oggetti un’identità, uno scopo, una vita. Le parole di fatto creano gli oggetti. Li trasformano da semplici, inanimate e anonime “cose”, a meravigliosi strumenti dotati di senso, di scopo, di funzioni, di possibilità.

Cosa sarebbe uno schiaccianoci senza il nome che lo indica, che lo spiega? Probabilmente non sapremmo che farcene. Lo guarderemmo con occhi smarriti, incapaci di dargli un senso.

Senza le parole che li indicano e li spiegano qualsiasi oggetto sarebbe inutile, come un elettrodomestico senza libretto di istruzioni, come una persona senza un nome. Occhi ciechi spalancati nel buio. Non sapremmo dove andare, che direzione prendere, senza un’indicazione. Marinai persi nella tempesta. Naufraghi nello spazio infinito.

Le parole sono come bussole. Sono la strada di casa. Le parole sono un appiglio che ci salva dal precipizio dell’incomprensione. Dal vuoto di senso e dal senso di vuoto.

Le parole sono formule magiche

Le parole sono formule magiche. Sempre. Perché ci connettono con la realtà. Sono la nostra àncora gettata sul mondo; su un mondo che altrimenti scivolerebbe via dalla nostra mente.

Le parole sono formule magiche. Perché producono incantesimi straordinari agendo direttamente sulle nostre emozioni. Ora fanno innamorare una ragazza, ora spezzano un cuore. Ora rompono un’amicizia,  ora fanno sbocciare un fiore.

Possono essere sortilegi o preghiere, parole d’amore o calunnie; possono ferire o curare, spiegare o confondere.

Possono essere finestre oppure muri, pallottole oppure balsami, carezze oppure pugni in faccia.

Le parole sono un ponte fra noi e l’altro. Un ponte grande quanto tutto l’universo, che permette a due mondi distanti anni luce di confrontarsi, di conoscersi, di comprendersi e forse anche di amarsi.

Le parole possono ridurre le distanze o allontanarci. Murare cuori o dargli le ali. Possono salvare o condannare a morte.

Le parole danno una forma ai nostri pensieri, una direzione al nostro vagare; uno scopo alla nostra esistenza.

Le parole fanno scattare istantaneamente reazioni in chi le ascolta, accendendo interruttori neurali nel nostro cervello, modificando le nostre percezioni. Più veloci di un telecomando agiscono a distanza provocando cambiamenti, sconvolgimenti. Più leggere del battito d’ali di una farfalla provocano catastrofi per il mondo.

Le parole inducono azioni, provocano reazioni, mettono in moto comportamenti, scatenano guerre, portano la pace.

Sussurrate o gridate, sbiascicate o ben scandite, le parole esprimono il nostro mondo interiore. Le parole, sono lo specchio dell’anima.

Io  amo le parole. E le odio anche (quando le cerco nel silenzio, e non le  trovo). 

by Dr. Davide Lo Presti

Autore dell’articolo: Dr. Davide Lo Presti – Psicologo

Ordine degli Psicologi della Toscana. Iscrizione all’Albo N°6319

Tel: 346. 76.48.810

email: davidelopresti@alice.it

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Riceve a Montecatini Terme (PT)

Pillola #14 Wittgenstein A Dr. Davide Lo Presti PsicologoMontecatini.com

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