Benvenuti in Matrix!

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“Non mi rivolgo al mio Occhio Corporeo o Vegetativo più di quanto non mi rivolga ad una Finestra per un Panorama.
Io vedo attraverso l’occhio, non con l’occhio.”

William  Blake

 

La pillola rossa

Non possiamo prescindere dalla nostra mente. L’idea positivista di una realtà esterna immutabile, che i nostri organi di senso si limitano a registrare passivamente, è ormai crollata. I più recenti esperimenti di laboratorio sembrano ribadire questo semplice concetto: la mente ha un suo proprio modus operandi. La percezione della realtà è un processo attivo dove gli stimoli esterni fungono da input agli organi di senso, che una volta attivati manipolano l’informazione in entrata secondo processi peculiari. In questo modo noi viviamo un’esperienza percettiva che crediamo di natura esogena, ma che invece rappresenta un compromesso tra i nostri processi interni e la realtà esterna. Probabilmente l’immediatezza della percezione ha contribuito a creare la convinzione che quanto noi percepiamo del mondo esterno sia specchio fedele di ciò che effettivamente esiste fuori di noi.
Ogni specie vivente ha sviluppato nel corso dell’evoluzione sistemi peculiari di manipolazione degli stimoli esterni. Le api ad esempio hanno un sistema visivo molto più complesso di quello umano; i cani, com’è noto, percepiscono gli ultrasuoni, riescono cioè a codificare onde dello spettro sonoro che noi non percepiamo. A conti fatti, il nostro modo di percepire non è che uno dei modi possibili di percepire, uno dei modi possibili di codificare gli stimoli esterni, di manipolarli e di dargli forma e significato.

Illusioni ottiche: scherzi della mente

L’esempio più incontrovertibile di una discordanza tra gli stimoli esterni e la percezione soggettiva che esperiamo è rappresentato dalle illusioni ottiche. A ciascuno di noi sarà capitato di porsi davanti a dei binari ferroviari e di notare come ad un certo punto essi appaiono convergere. Naturalmente noi sappiamo che si tratta di un’illusione ottica, e che i binari sono in realtà paralleli. Tuttavia questa consapevolezza non impedisce al nostro sistema percettivo di produrre una percezione erronea e di imporla alla nostra coscienza, facendosi scacco della ragione.
Adesso consideriamo la cosiddetta illusione di Ponzo, raffigurata nell’immagine in basso.

Se vi chiedessi di valutare le dimensioni dei due segmenti rossi posti fra i binari, certamente rispondereste che l’uno (quello in alto) è più lungo dell’altro (quello in basso). In realtà invece i due segmenti sono identici (so che i più diffidenti di voi si sono già armati di righello). In questo caso l’illusione ottica si basa su un corto circuito del nostro cervello, che interpreta la figura prospetticamente a causa delle due rette oblique laterali (i binari). I due segmenti vengono visti come se stessero su due piani differenti: quello in basso vicino a noi e l’altro più lontano. L’abitudine innata di percepire un oggetto lontano come più grande rispetto a uno vicino genera l’illusione che i due segmenti abbiano dimensioni diverse, inducendoci in un errore di valutazione.

Così è (se vi pare)

Il sistema visivo non è il solo a cadere in errore e a scontrarsi con l’evidenza empirica. Infatti, se le distorsioni percettive fossero limitate alle illusioni ottiche la faccenda non avrebbe significative ripercussioni sulle nostre vite quotidiane, e sarebbe confinata a un simpatico giochetto per allietare alcuni dibattiti accademici. Ma così non è. Gli errori di valutazione che quotidianamente – e senza accorgercene – compiamo, non solo sono numerosi, ma ci portano a fare scelte spesso disastrose. Per questo motivo è bene conoscerli.
Così come la nostra mente ha sistemi peculiari di percezione che a volte generano immagini distorte della realtà esterna, in maniera analoga possediamo alcuni bias cognitivi che ci inducono a formulare giudizi erronei e quindi a comportarci in maniera irragionevole. Un bias è un pregiudizio, un modo cristallizzato di attribuire significato al mondo esterno, che si è stabilmente impiantato nella nostra mente stabilendo delle connessioni neurali profonde. Mentre alcuni bias possono essere soggettivi, e dipendere quindi dalla biografia di una persona, altri possono essere condivisi all’interno di una famiglia, di una regione, una nazione etc…
Il bias più radicato nella nostra mente è il bias di conferma. Si tratta della naturale tendenza umana di ricercare elementi che confermino una data  visione del mondo, ignorando tutto ciò che potrebbe metterla in discussione o smentirla. Il suo modus operandi consiste nel selezionare, tra la sterminata mole di informazioni che ci arrivano dall’esterno, solo quelle che si accordano con le nostre aspettative, oppure nel manipolarle ad arte affinché convergano con le nostre convinzioni. Naturalmente, come per le illusioni ottiche, questo processo non è espressione della nostra volontà, ma avviene in maniera inconscia. Accade così che una particolare lettura del mondo, che a noi si presenta del tutto spontaneamente, sia in realtà frutto di un laborioso – quanto rapido – processo di selezione manipolazione e interpretazione degli stimoli esterni. I significati, che a noi sembrano imporsi incontrovertibilmente come “dati”, e sui quali facciamo affidamento per dirigere il nostro comportamento, rappresentano una ricostruzione della nostra mente.
Non dovrebbe quindi stupirci se uno stesso evento, come ad esempio un discorso di un politico, viene percepito in modo differente dai suoi sostenitori o dai suoi oppositori. Le stesse identiche parole subiscono un’interpretazione diversa, suscitando emozioni contrastanti, spesso inconciliabili; facendo sì che ciascun ascoltatore trovi confermate le proprie idee sull’oratore. La forza di questo meccanismo inconscio è tale da rendere qualsiasi tentativo di analisi razionale del contenuto del discorso pronunciato dal politico del tutto inefficace. Esattamente come è inutile sapere razionalmente che i binari del treno sono dritti.

Questione di vita o di morte

Se è quindi la nostra stessa mente ad ingannarci, cosa possiamo fare per “difenderci”? Ben poco, in quanto questo processo, frutto dell’adattamento dell’uomo al mondo esterno, costituisce di per sé un meccanismo di difesa. Senza di esso infatti ci troveremo ogni volta a dover valutare ex novo gli eventi, con un conseguente dispendio di energia. Inoltre, qualora le nuove informazioni che ci giungono dall’esterno non si accordassero con la nostra esperienza passata, e anzi stridessero con essa mandando in frantumi le nostre convinzioni, si genererebbe in noi una dissonanza cognitiva, ovvero una condizione emotiva di incoerenza interna che se non sanata lacererebbe il Sé dell’individuo.
Queste scorciatoie psichiche ci consentono di attuare una rapida risposta agli stimoli esterni, magari sbagliata, ma tale da non trovarci impreparati e titubanti davanti a pericoli reali. Immaginate di essere un uomo primitivo, e di vedere con la coda dell’occhio un’enorme ombra in movimento: potrebbe essere un grosso predatore, oppure un cespuglio mosso dal vento. Stareste lì a controllare l’esattezza della vostra percezione oppure scappereste a gambe levate?
Insomma: nel dubbio è meglio correre.

by Dr. Davide Lo Presti

Autore dell’articolo: Dr. Davide Lo Presti – Psicologo

Ordine degli Psicologi della Toscana. Iscrizione all’Albo N°6319

Tel: 346. 76.48.810

email: davidelopresti@alice.it

www.psicologomontecatini.com

Riceve a Montecatini Terme (PT)

 

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